A new post for GRAZIA.IT




Cari lettori… oggi seduto nel mio studio sto provando a scrivere un nuovo articolo dedicato a Grazia.it, il portale on-line di una delle più grandi testate del gruppo Mondadori.
La libertà del post è massima ed è forse questa la cosa più difficile: niente paletti di tempo, di spazio, di “politica” della moda… A cui da tempo mi sono dovuto abituare.

Quindi in ultima analisi di cosa scrivere?

Beh, potrei provare a parlarvi della filosofia che sta dietro al mio fashion blog, alla “mano invisibile” che muove noi profani bloggers e ci spinge a scrivere e a comunicare sul web e magari concludere cercando di trovare un possibile trait d’union tra me e Grazia.

Partirei affermando che il termine “fashion”, prima di essere usato come sinonimo di business, dovrebbe essere analizzato nel suo significato primordiale di oggetto culturale e cioè, come significato condiviso incorporato in una forma. 
Come afferma l’antropologa Grisworld, “un oggetto culturale, non fa altro che raccontarci una storia, che può essere cantata, dipinta o scolpita su un corpo.”

La moda ha scritto la storia, l’ha vestita e l’ha trasmessa ai posteri. Un logo, prima di diventare tale e produrre denaro, ha segnato un’epoca e ha rappresentato una personalità creativa.

Leggo spesso il portale di Grazia e trovo che in esso questo senso di moda che così rivendico sia ancora presente e vivo. Mi accorgo di come la redazione stia cercando in tutti i modi di avvicinarsi a un pubblico giovane e sempre più immediato, che vuole essere aggiornato ogni giorno, che ama più le foto di street style che quelle di Mario Testino, che compra più da Zara che da Bottega Veneta.

Eccoci dunque arrivati al punto.

Grazia.it che bisogno avrebbe di noi blogger avendo di certo personale nei suoi uffici di Milano?

Emozionarsi di fronte a un abito di Valentino Haute Couture, chiacchierare sulla mostra “Lady Dior as seen by”  sono cose che solo noi blogger riusciamo a fare con una leggerezza e una grazia così grande.
Riusciamo ad essere vicini a chi legge, perchè siamo come chi legge, riusciamo ad essere così spontanei nei giudizi perchè li diamo con amore e mai per business.
Non siamo giornalisti, ma amanti passionali del bello, non siamo mercenari, ma giovani in carriera. Siamo bloggers,  il nuovo popolo di comunicatori del web e con fermezza voglio lodarci tutti quanti, perchè ognuno, con il proprio stile genera cultura, la anima e contribuisce a diffonderla.

                                                         
                                                           I LOVE TO BE A BLOGGER. 

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