LA MODA ,strumento per essere unici.

 

I tipi “alternativi” non ho mai capito cosa siano, ma soprattutto in cosa siano alternativi. A parte forse per il fatto che indossino orrendi vestiti di un gusto bizzarro, sempre molto simili tra loro ovviamente, e facilmente imitabili da qualsiasi barbone di strada vestito a festa per carnevale.
 
Volete travestirvi con divertenti abiti di tulle nero o jeans logori di indecifrabile ispirazione?
 
Fatelo ad Halloween, sarete perfetti.
 
In modo analogo considero i Fashionisti incalliti. Quelli anzi, ritengo facciano uno sforzo in più ispirandosi alle riviste di moda. C’è da apprezzare il tanto lavoro di copia incolla( che non sempre riesce bene ovviamente) applicato su loro stessi , dopo ore e ore passate davanti a The blonde Salad o Vogue Japan.
 
 
Questa non vuole di certo essere una critica.
Non sono un’autorità nella moda, e il mio, altro non vuole essere se non  uno spunto di riflessione, un’analisi oggettiva dello “young style” attuale. Quello che forse dovremmo provare a capire, è che in un mondo globalizzato come il nostro, noi giovani dovremmo sforzarci di più di fare la differenza, non rimanendo ancorati ad alcun sistema omologato, iniziando a partire dalla nostra immagine.
 
In un mondo che ha visto ogni cosa, capisco bene che l’essere unici diventa un lavoro complesso, davvero arduo e articolato.
 
E quando si parla di unico, i latini ci insegnano a parlare di  “straordinarietà”, poichè è questo quello che più propriamente significa l’aggettivo “unicus” e cioè straordinario.
 
Provarci può implicare un fallimento, così come una vincita.
 
Ciò non significa uscire fuori dalle proposte della moda, ma a creare un proprio stile, che rispetti il nostro corpo e anche noi stessi.
 
Prova ad essere te stesso,  brillerai della tua luce e non di una fonte riflessa…


E anche se all’inizio ti sembrerà di non brillare affatto, ricorda che sei stato straordinario anche solo per il fatto di averci provato 🙂
 

6 Comments

  • Rispondi aprile 23, 2012

    ilaria miniussi

    Hai mai sentito parlare di SOTTOCULTURE?
    La gente che si veste con capi “improponibili” o di “INDECIFRABILE ISPIRAZIONE”, è quella con più creatività. Si discosta dall’idea canonica di moda. Questo vuol dire essere alternativi, avere un gusto che si allontana dalla massa (sottocultura -> lontano dalla massa).
    Hai detto delle castronerie UNICHE. Leggiti un po’ di Dick Hebdige (Subculture – The meaning of style), leggiti un po’ di libri sulla moda intesa come fattore sociologico (posso citarti altri autori).
    Invece di scrivere quattro righe in croce, DOCUMENTATI e scrivi un articolo più decente, dato che studi moda!
    Parli di unicità, ma ti vanti di fare acquisti da Hermés…. la coerenza!

  • Rispondi aprile 24, 2012

    I monili 2010

    Cara Ilaria , la storia della moda ha sempre seguito le espressioni del tempo che ha segnato.
    Allontanarsi dalla massa, significa ricercare innovazione e diversità, e non proporre un canone fisso o dei codici precisi d’abbigliamento.

    I tipi ” alternativi ” spesse volte propongono tutta una serie di capi standard nel loro guardaroba e di immagini iconografiche ripetute e condivise.

    La distinzione , o l’alternativa in questo caso, presupporrebbe un uscire fuori dalle regole, da paletti specifici e immagini standardizzate. Gli alternativi, altro non fanno che assumere regole diverse, inserirsi in paletti diversi ma pur sempre limitanti, anche se certo contrari ed opposti a quelli dei fashionisti. Ma in cosa differiscono ? Anch’essi risultano omologati tra di loro, e anch’essi dunque entrano a far parte di una massa.

    Distinguo o Discerno in latino, indicano appunto un “osservare la differenza tra varie cose”, differenze che tra gli alternativi così come i fashionisti non si scorgono.

    Per quanto riguarda la mia coerenza, il mio percorso di fashion blogger/studente di Moda, e in primo luogo persona ipercritica, mi portano a crescere ogni giorno, a confrontarmi con il pensiero degli altri , dei sociologi a te cari ma anche della gente comune, ad osservare tanto, e a cercare di sapere e scoprire sempre di più.

    Ho esordito nell’articolo dicendo che questa voleva solo essere un ‘analisi degli usi giovanili attuali, e che non parlavo da autorità in materia, ma da giovane tra i giovani.

    Purtroppo non ho ancora aperto una sezione dedicata alla bibliografia personale.

    Dato che ami consigliarci letture, e per questo ti ringrazio,(visionerò il testo quanto prima) posso analogamente invitarti a leggere ” La moda, in’introduzione” di Simona Segre Reinach . Troverai molto da imparare anche tu 😉

    Cari saluti,

    Edoardo

  • Rispondi aprile 24, 2012

    ilaria miniussi

    Ti ringrazio della risposta, non ci speravo.
    Simona Segre Reinach è una mia professoressa di Antropologia della Moda, ho letto il suo libro e l’ho trovato interessantissimo. Ti consiglio anche Yuniya Kawamura “La moda” e Simmel “La moda” (originalità nei titoli), altri autori al momento non mi vengono in mente.
    Quello che dici ha un fondo di verità, ma hai solamente scalfito la superficie di un discorso vastissimo. La tua analisi è molto superficiale, se vuoi parlare del fenomeno della moda nei giovani, dovresti scrivere tanto, ma tanto di più, consultare e pubblicare una bibliografia e fare degli esempi reali.
    Dunque, tu dici che “Allontanarsi dalla massa, significa ricercare innovazione e diversità, e non proporre un canone fisso o dei codici precisi d’abbigliamento.” E qui siamo d’accordo. Poi però dici che “I tipi ” alternativi ” spesse volte propongono tutta una serie di capi standard nel loro guardaroba e di immagini iconografiche ripetute e condivise. La distinzione , o l’alternativa in questo caso, presupporrebbe un uscire fuori dalle regole, da paletti specifici e immagini standardizzate.” Dando per scontato che quasi nessuno si metterebbe a cucirsi o a customizzarsi un capo per renderlo diverso, come dovrebbero distinguersi dalla massa? Non pensi che allontanarsi dal mondo canonico della moda vuol dire proprio appartenere a un gruppo, o a una sottocultura in senso più vasto, o a una linea di pensiero che raggruppa un certo numero di persone che si vestono secondo regole non scritte ben precise? Pensa al grounge o, andando più lontano, il punk degli anni ’70-’80 (cercati Ted Polhemus e la sua tabella sulle mode esistite nell’arco di 50 anni).
    Essere alternativi (e non mi riferisco a quello che si vede ora negli anni 2000), vuol dire rifiutare la moda di massa a favore di una moda di nicchia, chiusa e spesso incompresa da, appunto, quella massa. Una moda di nicchia che va letteralmente contro il sistema, contro ai canoni che la massa è obbligata a seguire senza accorgersene, per essere accettata dalla società. La gente che fa parte di una sottocultura, in genere vive ai margini, non viene accettata e viene guardata come “pericolosa”. Quello che non capisci è che se negli anni ’80 la gente girava con borchie sui chiodi di pelle, creste e anelli ficcati sul viso, non era per stupidità o per copiare uno stile già esistente. Era un esprimere se stessi attraverso un linguaggio totalmente diverso.
    La moda, successivamente, si è appropriata di quel linguaggio “sparandolo” sulle riviste e nelle sfilate, tant’è che il grounge degli anni ’90 è diventato ben presto una moda seguitissima (facendo naufragare la musica indipendente che ne era derivata), tant’è che viene ripresa oggi con il classicissimo “hipster”. La moda alternativa di ADESSO E’ una copia di ciò che fu 30 anni fa, ma solo perchè ADESSO inventare uno stile nuovo nel vestire è impossibile.
    E’ discorso veramente vasto.
    Spero vorrai approfondire, un post così lo reputo un po’ inutile.

  • Rispondi aprile 25, 2012

    I monili 2010

    Cara Ilaria, so benissimo cosa ha significato per la moda il grounge o il punk degli anni 70-80. Sono stati periodi di forte crescita culturale e acquisizione indiscussa di consapevolezza.

    Tuttavia, come credo capirai, questo è un blog di Moda, e cioè un piccolo spazio virtuale dove discutere di vecchi e nuovi argomenti in modo semplice e immediato.

    Lanciare un messaggio, e vederne immediatamente una risposta, come nel tuo caso è avvenuta.

    E’ splendido che tu intervenga arricchendo me e i lettori di moda con il tuo sapere, ma pretendere da un blogger di citare bibliografie o elencare esempi pratici così come avrei potuto fare citando la grande Vivienne Westwood, dovresti renderti conto che distruggerebbe la filosofia prima che sta alla base del mondo bloggers.

    Il concetto di blog, è parallelo a quello di spontaneità e immediatezza. E’ da stolti pretendere da un blogger un linguaggio vicino a quello dei magazine quotati o delle riviste specialistiche, poichè romperebbe completamente il senso stesso di questo fenomeno.

    Il tuo commento oggi sarà letto perchè si è differenziato dalla massa. Ma se ogni giorno ci fossero commenti lunghi e ricchi di sapere come il tuo, credi che qualcuno lo legerebbe?

    La gente comprende bene che per un sapere completo bisogna consultare riviste specializzate e libri specifici.

    Il mio articolo infatti voleva essere uno spunto, che poteva ampliarsi attraverso il lavoro di ricerca dei lettori, nel caso fossero stati spinti da curiosità.

    La vita e la cultura della moda, oggi è fatta anche da noi blogger, che in pochi istanti vogliamo lanciare opinioni e parlare del nostro punto di vista. Allo stesso modo di come lo potremmo fare seduti con le amiche in una caffetteria del centro; parliamo qui… senza nessuna pretesa di scienze perfette e verificate.

    Spero di essere stato chiaro dunque, ritenendo utilissimo il tuo post e la funzione di questo articolo.

    Saluti,

    Edoardo

  • Rispondi maggio 3, 2012

    jenny

    “Quello che forse dovremmo provare a capire, è che in un mondo globalizzato come il nostro, noi giovani dovremmo sforzarci di più di fare la differenza, non rimanendo ancorati ad alcun sistema omologato, iniziando a partire dalla nostra immagine.”

    Questo è per me sinonimo di “alternativo”. Se poi intendi solo la gente vestita di pseudostracci, che comunque sono tutti uguali, allora ti dò ragione.

  • Rispondi giugno 23, 2012

    -A.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.